Vetrina della giornata dedicata a Roberta Ruscitto, classe 2001, difensore dell’ASD Team Bari Femminile, atleta coraggiosa ed autentico esempio nel saper trasformare la situazione di debolezza e di fragilità legata alla patologia in una forza devastante nell’affrontare le innumerevoli battaglie quotidiane.

Ciao Roberta, quali sono stati i motivi che ti hanno convinta ad approdare nella squadra biancorossa?

“Ho scelto di indossare la casacca della Team Bari femminile a Febbraio della passata stagione perché c’erano delle mie compagne di squadra con cui andavo molto d’accordo, mi sentivo di approdare in un posto sicuro, una “zona comfort” giusto nel mio momento di rientro in Italia dopo sei mesi trascorsi in Spagna”.

Un giudizio su staff ed ambiente

“Lo staff societario è cambiato molto rispetto all’anno scorso; il Presidente è una persona assai disponibile che stimo molto, il mister ed i dirigenti assai competenti ed affidabili, sono sicura che disputeremo un ottimo campionato”.

Il bilancio della tua carriera

“Il mio percorso è stato un continuo crescendo, l’obiettivo è quello di fare più gol possibili, anche se partendo da difensore ho meno chances di spingermi in avanti anche se credo che con l’impegno si può ottenere qualsiasi cosa; non ho nessun tipo di rammarico, anzi resto sempre convinta che si può fare sempre meglio e quello che è passato è passato, rimane lì, si può sempre e solo guardare in avanti per crescere”.

In questi anni il calcio femminile dove è cresciuto e dove è peggiorato?

“Tante ragazze italiane ormai giocano all’estero, quindi sicuramente l’intero movimento è cresciuto anche dal punto di vista mediatico; resta la considerazione che purtroppo il calcio al Sud è ancora un po’ indietro e ci vorrebbero maggiori investimenti anche se restano dei margini di crescita in quanto ci sono sempre più squadre e sempre più ragazze che si affacciano motivate all’intero settore”.

Nel calcio hai più dato o ricevuto?

“Ho ricevuto tanto, il calcio è sempre un valore aggiunto nella mia vita”.

La sclerosi multipla, come trasformare la debolezza in un punto di forza

“Ho scoperto la malattia nel corso di un allenamento durante il periodo di preparazione atletica alla Pink Bari; durante la sessione non mi sono sentita particolarmente bene e mi sono ritrovata all’ospedale per poi scoprire nei giorni successivi che mi avevano diagnosticato la sclerosi multipla.

Apprendere questa notizia improvvisa è stata una botta terrificante, uno shock, in realtà non sapevo neanche che cosa fosse anche se i medici mi avevano spiegato le caratteristiche della patologia che mi aveva portato da un giorno all’altro a rimanere completamente ferma ed inerme, cambiandomi la vita”.

Come hai reagito?

“Ho scelto di non abbattermi, di utilizzare questa situazione di debolezza e sofferenza come un’arma positiva nella mia vita, trovando gli aspetti positivi in qualcosa che per molti sarebbe potuta essere devastante; ho iniziato il percorso di riabilitazione privatamente e facendomi tanto coraggio ho ripreso a giocare, ripartendo dalla Serie C, nonostante il parere non proprio favorevole dei medici.

Giocare a calcio mi rende felice nonostante tutti i miei limiti, quando scendo in campo avverto una piacevole sensazione come se la malattia si annullasse o scomparisse; i medici stessi si chiedono ancora, rimanendo sorpresi, come possa riuscire nelle mie condizioni a praticare sport perché sono un caso su un milione; nella mia battaglia personale ho preso ispirazione da un atleta di basket americano Chris Wright, uomo straordinario nel trasformare la malattia in una compagna di viaggio, dimostrando che è possibile competere nello sport professionistico d’èlite”.

La tua vita extrasportiva

“Mi sono laureata nella triennale, tra qualche mese termino anche la magistrale, sono una chiniesologa clinica, cerco di aiutare persone o pazienti con determinate patologie croniche e da quest’anno inizio fisioterapia, quindi è tutto collegato alla mia vita personale; avverto il forte desiderio di fare da testimonial, stando vicina ad altre persone che hanno avuto la mia stessa patologia e si ritrovano nelle stesse condizioni senza trovare una via d’uscita, aiutandole a trasformare la situazione che potrebbe apparire negativa in una forza, un’autentica benzina per la vita”.

Di admin

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